Pagine

martedì 9 ottobre 2012

ma chi li vuole questi pazzi al governo ?

La bastonata del governo arriva di notte
ma cosa stanno facendo manovre recessive in recessione, stagnazione crisi economica come diavolo la volete chiamare
bisogna tagliare tagliare 
professore bocciato 


fermare il declino


10 interventi per la crescita

  • 1)
    Ridurre l'ammontare del debito pubblico. E' possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.
  • 2)
    Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.
  • 3)
    Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d'impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l'evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.
  • 4)
    Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d'ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.
  • 5)
    Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell'impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.
  • 6)
    Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse. Imporre effettiva trasparenza e pubblica verificabilità dei redditi, patrimoni e interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive. Instaurare meccanismi premianti per chi denuncia reati di corruzione. Vanno allontanati dalla gestione di enti pubblici e di imprese quotate gli amministratori che hanno subito condanne penali per reati economici o corruttivi.
  • 7)
    Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l'efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l'indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato.
  • 8)
    Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.
  • 9)
    Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.Va abolito il valore legale del titolo di studio.
  • 10)
    Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l'obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo.

venerdì 7 settembre 2012

Stop ai portaborse in nero: via a due ddl bipartisan alla Camera In arrivo due disegni di legge che prevedono il pagamento diretto dei collaboratori parlamentari da parte di Senato e Camera


propongo all'agenzia delle entrate e all'ispettorato del lavoro di fare una semplice verifica mandare 1000 raccomandate a tutti i parlamentari e chiedere i resoconti e le buste paga dei loro collaboratori in caso non presentino cartella equitalia , vergognetevi gli stessi che fanno le leggi e poi le infrangono steso discorso per l'uso delle droghe ecc. , perchè le norme fiscali sono retroative solo per i poveri cittadini?
dal ilgiornale.it
È in arrivo lo stop ai "portaborse" pagati una manciata di euro e perdipiù in nero, con i parlamentari che si intascano la maggior parte della somma che Camera e Senato versano loro per i collaboratori. È iniziato in commissione Lavoro di Montecitorio l’esame di due disegni di legge "bipartisan" che prevedono il pagamento diretto dei collaboratori parlamentari da parte di Senato e Camera.
"È un problema aperto da tempo, speriamo che questa sia la volta buona", ha commentato Silvano Moffa, presidente della commissione e relatore dei due provvedimenti. D’altra parte, ha sottolineato lo stesso Moffa, la legge è attesta in aula già il 24 settembre. "C’è la possibilità concreta che la legge sia approvata entro fine legislatura", ha spiegato la democratica Lucia Codurelli che, nel 2009, aveva presentato il primo ddl al quale si è affiancato quest’anno quello a prima firma Giuliano Cazzola. Nelle precedenti legislature ed anche in quella attuale, sono infatti emersi numerosi casi di collaboratori pagati in nero da parte di deputati o senatori che, in questo modo, risparmiavano sulla somma che Montecitorio e Palazzo Madama danno loro proprio per pagare i portaborse.
Molti parlamentari non hanno proprio un "portaborse". Per esempio alla Camera ce ne sono circa 220 su 630 deputati. I due disegni di legge, sul modello del Parlamento europeo, prevedono che i collaboratori vengano sì scelti dal parlamentare, con cui ci deve essere un rapporto fiduciario, ma vengono pagati direttamente dalla Camera e dal Senato che pensano anche ai versamenti contributivi. Se il parlamentare non ha il "portaborse" la Camera di appartenenza risparmia, ma non dà nulla allo stesso parlamentare. La proposta di Codurelli, rispetto a quella di Moffa, prevede anche che il collaboratore non possa essere un parente stretto del parlamentare. Non solo. È anche previsto un "Albo dei collaboratori" che devono, però, sottoscrivere una sorta di codice etico"Adesso avvieremo una rapida fase di audizioni - ha detto Moffa - delle due associazioni di collaboratori oggi esistenti,e poi proporrò un testo unificato dei due disegni di legge, su cui poi ragionare. Alcune problematico esistono, come il tipo di contratto da stabilire, tenendo conto della figura particolare del collaboratore".

sabato 1 settembre 2012

L'Eurispes: "In Italia redditi insufficienti per garantire alle famiglie una vita dignitosa"

siamo sempre li perche non dedurre:

da tgcom

I dati elaborati dallo studio del'listituto di ricerca incidano come con la crisi sia drasticamente calato il tenore di vita. Tanto da costringere il 35% dei lavoratori dipendenti a trovarsi una seconda occupazione


18:41 - I redditi di una famiglia-tipo in varie città del Nord, del Centro e del Sud Italia non sono sufficienti a fare fronte alle spese necessarie per condurre una vita dignitosa. Lo mostra uno studio dell'Eurispes che indica come, con la crisi economica, sia cresciuto il divario tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita delle famiglie italiane. Un differenziale che, soprattutto al Sud, registra livelli significativamente elevati.
L'osservazione dei dati su base regionale, secondo l'Eurispes, pone al primo posto la Puglia, dove lo spread tra ricchezza dichiarata e benessere reale si attesta a 54 punti base, seguita da Sicilia, Campania e Calabria (spread rispettivamente di 53, 51 e 50 punti). Al contrario, lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa - indice di una ricchezza familiare "non dichiarata" -, è minore nelle regioni del Centro Nord, in particolare in Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna dove il differenziale registra valori minimi: rispettivamente di 1, 11, 12, 13 e 16 punti base.

"Se di fronte alla crisi economica e ad una pressione fiscale senza precedenti - sottolinea Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes - gli italiani non danno ancora vita a manifestazioni spontanee di forte dissenso è solo perché nel Paese è presente un'economia parallela che in mille modi e sotto diverse forme, va ad integrare i redditi delle famiglie. Una sorta di ammortizzatore sociale - prosegue Fara -, per milioni di italiani che sono quotidianamente, insieme e a turno, vittime dell'evasione ed evasori essi stessi".

I DOPPIOLAVORISTIL'Eurispes ha considerato il numero di coloro che esercitano attività in nero a fianco di attività - parziali o a tempo pieno - inserite in un contesto istituzionalizzato e regolarizzato. Quindi, è stato ipotizzato che almeno il 35% dei lavoratori dipendenti sia ormai costretto ad effettuare un doppio lavoro per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese. Questo vuol dire che sono almeno 6 milioni i "doppiolavoristi" tra i dipendenti che, lavorando per circa 4 ore al giorno per 250 giorni, producono annualmente un sommerso di 90.956.250.000 euro.

I CLANDESTINILo stesso calcolo è stato applicato agli immigrati clandestini per i quali si stima un sommerso di 10.500.000.000 euro, e agli immigrati con regolare permesso di soggiorno che lavorano in nero, per i quali si stima un sommerso di 12.000.000.000 euro.

I PENSIONATI ATTIVIIn Italia su un totale di 16,5 milioni pensionati, circa 4,5 milioni hanno un'età compresa tra 40 e 64 anni. Per Eurispes è plausibile ritenere che all'incirca un terzo di essi lavori in nero. A questo terzo si aggiungono altri 820.000 pensionati tra gli ultrasessantacinquenni, ma evidentemente ancora attivi, che vanno a formare, secondo le stime Eurispes, i 2.320.000 di pensionati italiani che producono lavoro sommerso. Ipotizzando che questi 2,3 milioni di individui lavorino per 5 ore al giorno, con un compenso orario medio di 15 euro, si ottiene un volume complessivo pari a 43,5 miliardi di euro.

LE CASALINGHE OCCUPATEAltra categoria che sfugge ai dati ufficiali è rappresentata dalle casalinghe che nel nostro Paese sono almeno 8,5 milioni. Sono numerose le casalinghe che in molti casi, svolgono, al di fuori della famiglia, piccoli lavori (ad esempio, baby bitter o lavori di cura e domestici extra familiari) che sfuggono alle stime e ai conteggi ufficiali. Il loro 18,8%, infatti, svolgerebbe lavori che vanno ad alimentare il sommerso con 24 miliardi di euro.

sabato 28 luglio 2012

http://fermareildeclino.it/

Dobbiamo fermare il declino italiano, di cui la crisi finanziaria è solo un’aggravante La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 - tranne poche eccezioni individuali - ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente. Per farlo deve generare mobilità sociale e competizione, rimettendo al centro lavoro, professionalità, libera iniziativa e merito individuale. Affinché l’interesse di chi lavora – o cerca di farlo, come i giovani e tante donne – diventi priorità bisogna smantellare la rete di monopoli e privilegi che paralizzano il paese. I problemi odierni sono gli stessi di vent'anni fa, solo incancreniti: l’inefficienza dell’apparato pubblico e il peso delle tasse che lo finanziano stanno stremando l’Italia. Perdendo lavoro e aziende, migliaia di persone non sono più in grado di produrre e milioni di giovani non lo saranno mai. Tagliare e rendere più efficiente la spesa, ridurre le tasse su chi produce, abbattere il debito anche attraverso la vendita di proprietà pubbliche, premiare il merito tra i dipendenti pubblici, promuovere liberalizzazioni e concorrenza anche nei servizi e nel sistema formativo, eliminare i conflitti di interesse, liberare e liberalizzare l’informazione, dare prospettive e fiducia agli esclusi attraverso un mercato del lavoro più flessibile ed equo. Sono queste le discriminanti che separano chi vuole conservare l’esistente da chi vuole cambiarlo per far sì che il paese goda i benefici dell’integrazione economica europea e mondiale. Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino. Per questo motivo auspichiamo la creazione di una nuova forza politica – completamente diversa dalle esistenti – che induca un rinnovamento nei contenuti, nelle persone e nel modo di fare politica. Cittadini, associazioni, corpi intermedi, rappresentanze del lavoro e dell’impresa esprimono disagio e chiedono cambiamento, ma non trovano interlocutori. Ci rivolgiamo a loro per avviare un processo di aggregazione politica libero da personalismi e senza pregiudiziali ideologiche, mirato a fare dell’Italia un paese che prospera e cresce. Invitiamo a un confronto aperto le persone e le organizzazioni interessate, per costruire quel soggetto politico che 151 anni di storia unitaria ci hanno sinora negato e di cui abbiamo urgente bisogno. Le nostre proposte

mercoledì 20 giugno 2012

l'imu deprime i valori immobiliari

concordo con l'analisi qui sotto il dramma che questi "esperti" stanno diminuendo il valore degli immobili che si apprestano a mettere sul mercato, una facile dietrologia potrebbe spiegare che qualche amico potrebbe comprare immobili a prezzo di favore Di Nicolò Sella di Monteluce L'Imu ha depresso del 20% gli scambi immobiliari, ed avrà un effetto devastante nel valore degli immobili, pertanto dei loro prezzi di vendita, dell'indotto generato, e del loro valore di garanzia per finanziamenti ipotecari. Questo in un momento in cui lo Stato vuole favorire le dismissioni immobiliari. Questa tassa, quindi, equivale a spararsi su una gamba. Con questa nuova imposta, il capitale investito nell'immobiliare viene tassato complessivamente a quasi l'1% dei valori di mercato. Ossia, capitalizzandolo, avremo un nuovo calo del valore immobiliare perlomeno del 10% del valore patrimoniale. In un mercato gia con bassa redditività, che cerca nella sicurezza e nel capital gain una soluzione alla crisi odierna. A questo si aggiunge il rallentamento economico in atto, il calo delle vendite e l'effetto dell'illiquidità dei proprietari, che trovano difficoltà a far fronte ai costi crescenti, ed alla tassa stessa. Essi cercano allora soluzioni per aumentare la liquidità: si sentono infatti minacciati da una Stato che riesce ad iscrivere in un battito di ciglia una ipoteca per morosità. Si finanziano dando garanzie aleatorie. Così si sviluppa il blocco della economia immobiliare. In un momento particolare, aggiungo: proprio quando lo Stato si accinge a dismettere i suoi valori! Colpiamo così in un colpo solo il mercato immobiliare, il suo indotto, ed il successo delle dismissioni che il governo vorrebbe condurre. E lasciamo aperta quella stessa porta immobiliare che ha fatto esplodere gli Stati Uniti, distruggendone il sistema bancario attraverso il crollo dei valori immobiliari. Non male per una economia gestita da esperti.