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giovedì 2 ottobre 2014

Da 10 a 20 mila euro l’anno netti In busta l’80% del costo aziendale Ecco come funziona la proposta del maxi-job presentata da Luca Ricolfi

L’idea del maxi-job è di consentire alle aziende di creare nuovi posti di lavoro a tempo pieno (di qui il prefisso “maxi”) e ai lavoratori di percepire l’80% del costo aziendale, anziché il 50% circa, come attualmente succede per la maggior parte dei contratti. La presentazione che segue illustra solo alcuni principi generali, che richiedono di essere tradotti in un disegno di legge. 

Come funziona  
Fatto 100 il costo aziendale, il lavoratore percepisce in busta paga l’80% di esso. La differenza fra il costo aziendale e la busta paga viene automaticamente destinata a due impieghi: 
a) versamento all’INPS per l’assicurazione pensionistica e sanitaria, con conseguente abbattimento dell’imponibile; 
b) pagamento integrale dell’Irpef dovuta. 
L’importo versato all’INPS è esattamente pari alla somma che “rimane” dopo il pagamento integrale dell’Irpef. 
La retribuzione netta in busta paga non può essere inferiore a 10 mila euro l’anno (di qui il prefisso “maxi”, che distingue nettamente il maxi-job dai mini-job della Germania) e non può superare i 20 mila euro l’anno. 

Un esempio  
Con il maxi-job più economico (10 mila euro annui in busta paga) il lavoratore percepisce 12.500 euro lordi così suddivisi: 
10.000 in busta paga 
1.800 euro accantonati a fini pensionistici (Inps) 
700 pagamento IRPEF 
Il costo aziendale è 12.500 euro, quasi interamente trattenuti dal lavoratore (10.000 subito, in busta paga; 1.800 accantonati a fini previdenziali). 

Quali aziende possono attivarlo  
Il maxi-job è un contratto riservato alle aziende, di qualsiasi forma giuridica, sia pre-esistenti sia di nuova costituzione, che incrementano il numero di occupati. Per lavoratori “occupati” si intendono i lavoratori dipendenti in senso proprio (compresi gli apprendisti) e i CoCoPro; dal computo degli occupati sono invece esclusi gli stagisti e le partite IVA. 
Nel caso di aziende già esistenti, il contratto può essere attivato per un numero di lavoratori pari all’incremento occupazionale annuo. Se, ad esempio, fra il 2013 e il 2014 un’azienda passa da 10 dipendenti a 12 può attivare 2 maxi-job, perché ha incrementato l’occupazione di 2 unità. Dopo il primo anno il contratto di maxi-job può essere rinnovato per un periodo massimo di 3 anni, purché l’azienda che nel primo anno ha aumentato l’occupazione non la diminuisca nel periodo di rinnovo del maxi-job. 
Nel caso delle aziende di nuova costituzione il maxi-job può essere attivato solo se l’azienda assume un soggetto alla sua prima occupazione, oppure un lavoratore inoccupato da almeno 1 anno. 

Quali lavoratori possono usufruirne  
Il maxi-job non è riservato a categorie particolari di soggetti. Chiunque può essere assunto con il maxi-job, anche da aziende differenti in periodi differenti. 
L’unico caso in cui un lavoratore non può essere assunto con un contratto di maxi-job è quello in cui abbia già usufruito di uno o più contratti di maxi-job per un periodo complessivo superiore a 3 anni (in tal caso aggiungere 1 anno ai 3 anni passati farebbe sforare il tetto complessivo dei 4 anni). 

Durata del contratto  
Il maxi-job è un contratto a tempo determinato o a tempo indeterminato con durata minima di 1 anno. 
Nel caso esso sia a tempo determinato la sua durata massima è di 4 anni. 
Nel caso sia a tempo indeterminato, al temine del 4° anno si trasforma automaticamente in un contratto ordinario a tempo indeterminato, con tutti gli oneri ad esso connessi. 

Perché si autofinanzia  
Apparentemente, il maxi-job determina una riduzione del gettito della Pubblica Amministrazione, sotto forma di un minore flusso di contributi previdenziali. In realtà si può mostrare (vedi articolo accanto) che il gettito della Pubblica Amministrazione si riduce solo se il numero di posti di lavoro aggiuntivi creati dall’introduzione del maxi-job è molto modesto.  
Bisogna considerare, infatti, che i contributi INPS non sono le uniche entrate della Pubblica Amministrazione, e che tutti i posti di lavoro in più, che non sarebbero nati senza i vantaggi del maxi-job, creano valore aggiunto addizionale, e generano quindi un flusso di introiti fiscali aggiuntivo attraverso tasse come Iva, Irpef, Ires, Irap, per citare solo alcune fra le più “pesanti”. 
Fatto 100 l’incremento occupazionale senza maxi-job, bastano 33 posti addizionali per garantire che gli introiti della Pubblica Amministrazione non si riducano. Se i posti addizionali sono più di 33, il gettito della Pubblica Amministrazione anziché diminuire aumenta. 

Sanzioni contro l’uso improprio  
La legge prevede sanzioni nel caso di uso improprio del maxi-job. Per uso improprio si intendono tutti i casi nei quali l’incremento occupazionale è fittizio. Ad esempio: la singola azienda aumenta l’occupazione ma una o più aziende “cugine”, controllate dal medesimo soggetto, la riducono; oppure: l’azienda che usufruisce del maxi-job viene costituita grazie alla chiusura di altre aziende collegate.

1 commento:

giorgio balgera ha detto...

http://www.lastampa.it/2014/03/07/economia/da-a-mila-euro-lanno-netti-in-busta-l-del-costo-aziendale-2GHxXg1VYuM9OAsdRf5lJN/pagina.html questa è la fonte